Settimana dell’8 marzo vissuta al Centro d’accoglienza di Trieste… settimana finita e cosa mi porto a casa?
E sì, perché da Trieste si portano a casa tante ricchezze!
Non solo i sorrisi, i “come stai”, i bicchieri di tè con pane e marmellata, i bicchierini di bagnoschiuma che vengono distribuiti per le docce e le salviettine, ma tanta semplice DIGNITÀ.
In questo periodo ci sono meno persone del solito a causa del Ramadan. Senza che nessuno se ne accorgesse, ho voluto mettermi nei panni di una di quelle persone che si rivolge ai volontari per necessità che riguardano le normali abitudini quotidiane come la richiesta della carta igienica.
Insomma, il “cambio ruolo” non è risultato facile perché, pur sapendo che la mia domanda non nasceva da un bisogno effettivo, mi sentivo in imbarazzo. Sì… una richiesta così normale in questo contesto non lo è per persone come me che hanno una quotidianità diversa. Come lo è farsi lavare i propri indumenti, compresi quelli intimi.
In questo Centro, la normalità acquista un valore differente ma, del resto, la vita delle persone che si trovano qui ha avuto un percorso spesso difficile anche solo da immaginare.
E invece in questo luogo, questi ragazzi ritrovano una normalità alla quale si adeguano con rispetto e gratitudine.
Ecco, mi porto a casa l’umiltà d’aver bisogno e la consapevolezza che quella carta igienica appesa al gancio nel mio bagno, alla quale accedo senza pensarci, per altri passa attraverso una fila, una richiesta e un bisogno. Passa attraverso la dignità di chi chiede e trova aiuto.
Un’altra situazione molto intensa è stata ripassare insieme l’italiano. Al mattino, seguita dalle volontarie di Linea d’Ombra, un’organizzazione con sede a Trieste che fornisce assistenza diretta (cure mediche, indumenti, cibo) ai migranti della rotta balcanica, c’era l’utilissima lezione di italiano. Un bel gruppo di persone, armato di matita e quaderno, prendeva appunti e trascriveva le frasi proposte dalla lavagna.
Al pomeriggio, con un altro bel gruppettino scattava il momento del “ripasso”. Cellulare alla mano con il traduttore ho parlato bosniaco, afgano, nepalese, senegalese o meglio Wolof. Canzoni, cibi, dolci, feste e altro ancora erano gli argomenti dei quali si parlava e sui quali si formulavano semplici frasi. Ho imparato tanto anch’io!
E poi calcetto, calcetto e poi ancora calcetto… mi fanno male ancora i polsi! Maurizio (il sottoscritto!) super richiesto come portiere, un onore e un gran divertimento!
La settimana è finita. È la seconda esperienza che faccio a Trieste ma le emozioni provate si mischiano ai gesti di ognuno e sono sempre delle scoperte: attenzioni e cure, costanza, determinazione, fiducia, dedizione e soprattutto ascolto.
Alla prossima Trieste!
Maurizio, Volontario ResQ
