La nostra prima missione

7 – 10 agosto 2021 – Dopo aver lasciato il porto di Burriana, ci siamo diretti a sud, tra esercitazioni di soccorso e formazione anti-Covid, scrutando l’orizzonte e preparando tutte le cose necessarie per accogliere i naufraghi che avremmo potuto soccorrere, con il pensiero rivolto a voi, che dall’Italia e dal mondo sostenete questa forma di resistenza umana: 300 tonnellate di giustizia.

11 agosto – Il radar di bordo ha segnalato la prima barca alla deriva. Era notte, e con la gru abbiamo calato il Rhib in acqua per andare a vedere: si trattava di un barchino di legno vuoto, senza nessuno a bordo, una scritta con lo spray indicava che gli occupanti erano stati soccorsi il 4 agosto dalla Guardia Costiera italiana. Abbiamo tirato un sospiro di sollievo.

12 agosto – Il giorno dopo abbiamo sospirato di angoscia: mentre navigavamo in zona SAR maltese, diretti verso tre piccole barche in difficoltà che ci erano state segnalate dall’aereo di ricerca Colibrì, siamo stati preceduti da una motovedetta libica. Hanno caricato tutti sotto i nostri occhi impotenti, a pochi metri da noi. Sul ponte della motovedetta c’erano già parecchie persone e sappiamo benissimo, purtroppo, quale sarà il destino di queste donne, uomini e bambini: tornare nelle mani dei trafficanti, tornare alle torture e agli abusi documentati ormai da anni da medici, giornalisti, agenzie delle Nazioni Unite.

Fossimo stati più vicini, fossimo riusciti ad arrivare solo un’ora prima, li avremmo salvati. Avremmo fatto salire sul nostro ponte quel bambino che vedete nel video, avremmo dato acqua, cibo e coperte, li avremmo sbarcati in un porto sicuro. Non ce l’abbiamo fatta.

13 agosto – È stato il giorno. Il giorno per cui ci siamo dati da fare senza sosta nell’ultimo anno: il giorno del primo soccorso di ResQ.
L’aereo di ricerca Colibrì di Pilotes Volontaires, preziosissimi alleati della flotta civile, ha segnalato alle autorità marittime e alle barche in zona una piccola imbarcazione di legno blu, colma di persone, a circa 8 miglia nautiche da noi. “Motore avanti tutta”: abbiamo navigato più in fretta che potevamo fino a che non li abbiamo avvistati con i binocoli. A quel punto, è scattata la procedura di soccorso: metti i Rhib in acqua, carica i giubbotti, corri verso il barchino. Le condizioni del mare erano tranquille e mezz’ora è bastata per portare tutte le persone sulla ResQ People.

Le abbiamo salvate. Sulla barca blu, ormai vuota, a spray abbiamo scritto RESCUED, RESQ PEOPLE, 13/8/21. Mentre il Rhib tornava a bordo dopo aver compiuto questa ultima necessaria operazione, è stato circondato dai delfini, che lo hanno scortato fino alla nave. Sembrava che fossero venuti anche loro a festeggiare il primo salvataggio.

14 agosto – Siamo rimasti in zona SAR perché le condizioni meteo-marine e le segnalazioni suggerivano la presenza di altre barche che potevano aver bisogno di aiuto.

15 agosto – È stato un giorno molto impegnativo: tre salvataggi in poche ore. Abbiamo dovuto procedere al soccorso di altre tre imbarcazioni: una piccola barca di legno con a bordo 13 persone, tra cui due donne; poco più tardi un’altra barca di legno con a bordo 49 persone, tra cui 21 donne e 12 minori, compresi tre bambini sotto i 5 anni; infine un terzo barchino con a bordo 20 uomini e ragazzi.

Alla fine della giornata di Ferragosto avevamo a bordo 166 persone salvate e abbiamo chiesto un porto sicuro a tutte le autorità marittime competenti.

17 agosto – Abbiamo ottenuto dalle autorità italiane quello che si chiama un porto sicuro, quello che viene assegnato dopo un salvataggio in mare: il porto di Augusta in Sicilia.

18 agostoSiamo entrati in porto ed è iniziato lo sbarco dei naufraghi. In poche ore sono scesi tutti. È solo quando le persone sbarcano in un porto sicuro che si può considerare concluso il soccorso: in quel momento abbiamo provato un grande sollievo.

Avete vissuto con noi le emozioni, le gioie e le speranze che hanno portato alla partenza della missione di ResQ. Tutto questo è stato reso possibile grazie al concreto sostegno di tutte e tutti voi.

Non è vero che non ci sono parole per raccontare come ci sentiamo: siamo stati felici, fieri e stanchi, accaldati e sollevati… vorremmo che vi sentiste così anche voi, mentre leggete queste righe. Dovreste, perché questo soccorso l’abbiamo fatto insieme.

Per cui ti scriviamo per ringraziarti, e dirti che se puoi ė il momento di fare un altro sforzo e di invitare gli amici a sostenere ResQ: più che chiedere, è un dare. È dare l’opportunità di salvare vite. E ci si sente proprio bene, dopo.

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