“Trieste è terra di frontiera, un incontro di gente che va e che viene. Uno scambio di sguardi, pacche sulle spalle, racconti, confidenze e testimonianze. Un intreccio di culture, lingue e attraversamenti. Ma è anche una storia sporca di doveri istituzionali mancati e diritti negati.
Le Onlus e le Associazioni di Volontariato fanno un lavoro straordinario. Hanno sulle spalle il peso di una società troppo spesso indifferente e sono i portavoce degli “Ultimi”, coloro che altrimenti resterebbero invisibili. Per fortuna esiste una parte di Trieste che lotta tutti i giorni contro i soprusi e le ingiustizie.
Lorena di Linea d’Ombra è un’esempio eclatante di questo altruismo prezioso: con la sua associazione offre assistenza, cure mediche, cibo e coperte ai migranti che si radunano in piazza della Libertà e dormono sotto il porticato di fronte al Porto Vecchio.
E poi a Trieste c’è il Centro Diurno di via Udine, dove un bicchiere di tè caldo riscalda la rabbia germogliata nelle notti trascorse all’addiaccio o provocata dalle attese interminabili in questura. È proprio qui che l’acqua della doccia lava via non solo lo sporco di due piedi scalzi, ma anche le delusioni e i pianti che sopraggiungono quando un permesso di soggiorno sembra un traguardo irraggiungibile.
Al Centro Diurno ognuno trova il proprio momento di consolazione, uno spazio per dire una preghiera, per fare una partita a carte o a biliardino.
E sono tanti che arrivano, anche per caricare i telefoni cellulari. Poi, quando la carica è completata, scoprono un sorriso a denti bianchi, perché possono rivedere sullo schermo le foto delle mogli, genitori, figli, fratelli e sorelle che hanno lasciato a casa.
Qui gli operatori di ICS e i volontari di RESQ ascoltano le storie di vita di chi ha camminato tanto e ha bisogno di una maglietta pulita. C’è sempre l’attenzione a non lasciare sole le persone, a fare in modo che i problemi vengano risolti o, se non altro, alleviati, lasciando spazio alla speranza. E, anche quando le soluzioni sembrano impossibili, si trova sempre il modo per dare una parola di conforto, un consiglio, un suggerimento per migliorare la situazione. E le parole giuste al momento giusto sono importanti. A volte basta un semplice “Hello, how are you?” per fare tornare il sole in una giornata di pioggia. E le vedi le persone andare via contente, perché magari quel giorno hanno imparato a dire una frase nuova in italiano, oppure, il medico del Centro ha capito la causa di un male al petto.
Il Centro Diurno è un luogo d’interazione dove tutti diventano amici e possono contare gli uni sugli altri. E anche chi è entrato con il muso lungo, poi, la sera, esce con il sorriso. C’è sempre la persona che arriva per un saluto, anche quando ha trovato un altro posto dove stare, perché al Centro Diurno ci si sente a casa e lì non si manda via nessuno. Lì la porta è sempre aperta a chi chiede di entrare“.
Queste sono le parole di Simona Franchini, che ha trascorso una settimana a Trieste con il nostro progetto e ci restituisce, con le sue parole, la forza di una comunità che non smette di impegnarsi.
Credits foto: Simona Franchini
