LA MIA STORIA
2°C liceo scientifico – Istituto Machiavelli, PIOLTELLO
Capitolo 1 – I preparativi per il viaggio
Mi chiamo Yusuf e circa cinque anni fa inizia il mio viaggio dalla Nigeria. Avevo con me un solo zaino, tutti i miei risparmi già in euro, medicinali e abbigliamento vario e i miei documenti. Sono partito con altri miei amici, Ahmed e mio fratello Yamal. Abbiamo subito incontrato un trafficante che ci ha portato per 1500 euro a testa fino a Tripoli.
Da lì siamo stati imprigionati nei campi della Libia. Torturati per giorni, hanno contattato i nostri parenti più stretti per chiedere altri soldi. Ahmed non aveva alcun parente raggiungibile però. Una settimana dopo ci liberarono, dopo giorni di cammino raggiungemmo la spiaggia.
I soldi erano ormai finiti da tempo. La nostra partenza era per forza ritardata. Cercammo di racimolare più denaro possibile con qualche lavoretto, non sapendo se sarebbe bastato. Dopo più di tre mesi riuscimmo ad accordarci con il trafficante. Eravamo sulla spiaggia davanti al gommone!
Avevamo orami perso le speranze ma non ci restava altro che andare avanti!!
Capitolo 2 – Il mare
Io e la mia famiglia e i miei amici, arrivati dopo un lungo viaggio in Libia, avevamo finalmente trovato un trafficante per trovare una barca e attraversare il mare per arrivare in Italia. Ma chiedeva molti più soldi di quelli che avevamo con noi. Dovevamo trovare una soluzione. Fortunatamente grazie all’aiuto di tutti siamo riusciti a trovare una somma di denaro che potesse andar bene al trafficante, circa 250 mila franchi.
Sulla barca tuttavia eravamo strettissimi, non riuscivamo neanche a contare quanti eravamo. Non eravamo molto tranquilli. L’imbarcazione era meno sicura di quanto di aspettavamo e non ci aveva fornito neppure il telefono satellitare. Inoltre insieme a noi, c’era qualcuno prepotente che voleva avere più spazio e salire per primo. Avevamo paura che potesse spingerci, avevamo molta paura di non riuscire ad arrivare a destinazione, ma soprattutto di separarci dalla mia famiglia e dai nostri amici.
Ho pensato per tutto il viaggio ma non riuscivo a concentrarmi, per le urla e il dolore della benzina alle caviglie. Sulla nostra barca non ci sono medici, nessuno sa nuotare e non abbiamo la localizzazione.
Per questo sarà necessario collaborare e non agitarsi per mantenere la stabilità del gommone ed evitare di affogare.
Spero che qualcuno venga in nostro soccorso e confidiamo nel tempo.
Non sappiamo per quanti giorni dovremo navigare con limitate quantità di cibo e di acqua. Speriamo che vada tutto bene.
Capitolo 3 – Diario di viaggio, dalla barca
Eravamo in 25 su una barca di circa cinque metri, abbiamo già perso due persone a causa della sete, sono ormai cinque giorni in mare.
Non ne possiamo più. Su questa barca che si muove solo per la corrente, l’unica nostra possibilità è mandare con due specchietti, non ci hanno dato neppure un telefono.
Verso le 13 o forse le 14 del quinto giorno vediamo arrivare una nave, tutti un po’ per l’ansia e un po’ per la felicità, abbiamo iniziato a sbracciarci. La barca ha iniziato a barcollare, ma per fortuna ci siamo calmati tutti e non è successo niente.Tutti eravamo più tranquilli, ma ad un certo punto, uno di noi, a cui era stato detto di guidare la barca, ci ha comunicato in modo disperato che il motore si era rotto. Fortunatamente
abbiamo passato poco tempo in ansia perché la nave che avevamo visto avvicinarsi si è diretta verso di noi.
Eravamo salvi!
Appena sono arrivati i gommoni di salvataggio abbiamo iniziato ad urlare per chi salisse per prima, ma un volontario ci ha rassicurato, dopo circa un’ora siamo saliti tutti sulla nave.
E subito abbiamo iniziato a piangere di gioia. Ci hanno numerato per meglio identificarci e siamo stati sottoposti a visite mediche. Io sono andato mangiare con il mio amico Daniele mentre esultavamo dalla gioia. La nave non è molto spaziosa, ma era pur sempre meglio dell’imbarcazione precedete. Non vedevamo l’ora di iniziare una nuova vita.
Capitolo 4 – Diario di viaggio, dalla nave di soccorso
Io e parte dell’equipaggio siamo salpati con tutto il materiale necessario per la missione. Siamo al porto all’alba, e subito dopo un’ora abbiamo ricevuto un segnale d’aiuto. Questa è la prima missione di Sara dopo un periodo di esercitazione.
Nell’equipaggio siamo in 21 persone, Sara è il medico e io invece io sono la mediatrice culturale, mi occupo di parlare con le persone che andremo a salvare.
Dopo alcuni giorni di navigazione abbiamo avvistato la barca, la tensione inizia a farsi sentire, però sono pronta per fare quello per cui ho imparato nei mesi precedenti. Non dobbiamo farci prendere dalle emozioni ma interveniamo immediatamente!
Io rimango sulla nave, pronta ad accogliere e tranquillizzare le persone che salviamo dicendogli che ora sono in un posto sicuro e comunicandogli informazioni necessarie. Dopo circa due ore e mezza dall’uscita dei gommoni, tutti erano al sicuro. Anche il mio lavoro era quasi finito, per fortuna avevamo salvato tutti in tempo!
