L’esperienza di Trieste vista direttamente dagli occhi dei nostri volontari. Queste sono le parole di Elisabetta Galli, che ha deciso di lasciarci la sua testimonianza:
“Oggi ho terminato la mia prima esperienza a Trieste, come membro dell’equipaggio di terra di ResQ. Mi dispiace tantissimo, anche se da domani ci saranno nuove volontarie e il lavoro del Centro diurno proseguirà alla grande. Sono felice di avere conosciuto persone straordinarie, capaci di svolgere un lavoro massacrante, in un ambito difficilissimo e con limiti burocratici e amministrativi che farebbero perdere la speranza ai santi. Invece nelle loro azioni c’è determinazione, costanza, dedizione, competenza e soprattutto uno spirito d’amore e di solidarietà che ben raramente mi è capitato di vedere. Valeria, Arianna, Maddalena, Davide, Miriam e altri, sono giovani professionisti del sociale che mi hanno trasmesso tantissima fiducia nel genere umano, sentimento che ultimamente scarseggia assai. Non si fermano mai! I percorsi e le fasi dell’accoglienza sono tortuosi e lunghi a causa di una legislazione talmente inappropriata da rendere quasi impossibile ogni richiesta di asilo, se non fosse per la loro ostinazione e una volontà di ferro. Lo stesso vale per la maggior parte degli ospiti che, con una pazienza oserei dire sovrumana, vanno incontro al loro domani con la certezza utopica che sia migliore del presente.
Dopo solo una settimana, alcuni di questi ragazzi mi rimarranno nel cuore sempre. Penso a Kamal, gentilissimo con tutti, dolcissimo e pronto a dare una mano con le traduzioni a chi non sa l’inglese, a Rakumballah, che aiuta gli amici a ritrovare i propri indumenti lavati, visto che mi sono rivelata decisamente confusa, a Ruken, una curda di Turchia, che mi dice grazie per ogni minima cosa e cura l’igiene dei suoi tre figli in modo egregio, mentre suo marito non muove un muscolo, penso al ragazzo pakistano con un sacco di riccioli in testa, di cui va orgoglioso, o il piccolo nepalese, educatissimo, che mi ha chiesto un libro per studiare l’italiano partendo da zero (gli avrei comprato una libreria intera), penso agli studenti laureati del Bangladesh, la cui laurea qui vale ben poco, ma vorrebbero tanto avere un lavoro il prima possibile, penso al mediatore linguistico che lavora con loro solo nel fine settimana, perché gli altri giorni presta la sua opera in Caritas. Conosce otto lingue, ha una laurea in biofisica conseguita nel suo Paese, con master frequentato a Trieste, una moglie e tre figli che sono tornati in Pakistan perché vivere in Italia in cinque non è fattibile. Dice che sua moglie è la sua migliore amica e desidera che lui riesca prima o poi a fare il ricercatore, secondo i suoi sogni.
Penso anche ai senzatetto italiani e non, vittime di storie particolarmente sfortunate, finiti in strada ormai da anni, senza prospettive, eppure si sono adattati alla loro marginalità, in una società capitalista, che non perdona.
Penso anche ai tre uomini di Schio che questa mattina hanno portato una furgonata di indumenti caldi per affrontare l’addiaccio della notte e hanno reso felici un mucchio di persone. C’è davvero della bella gente!
E in questo momento, prima di dormire, ho davanti agli occhi tutti gli sguardi che ho incontrato e mi sembra l’immagine più bella di questa settimana. Tanta vita. Buona strada a tutti loro“.
Credits foto: Elisabetta Galli
